4 novembre 2026 · 8 min di lettura
Bisogna etichettare le immagini IA? Le regole dell'AI Act nel 2026
Devi segnalare le immagini create con l'IA nell'UE? Cosa chiede l'articolo 50 dell'AI Act da agosto 2026, a chi si applica e cosa fare subito se crei contenuti.
Risposta breve: secondo l'articolo 50 del regolamento sull'intelligenza artificiale (AI Act), che la Commissione europea indica come applicabile dal 2 agosto 2026, chi usa l'IA in ambito professionale per pubblicare immagini, video o audio realistici che potrebbero passare per veri, cioè un deepfake, deve dichiarare che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. Le aziende che sviluppano i generatori hanno un obbligo diverso: i loro output devono essere marcati in un formato leggibile dalle macchine. Un'illustrazione palesemente fantastica fatta per divertimento è un caso molto più leggero. Qui sotto: cosa dice l'articolo, a chi si applica e una routine pratica per chi crea contenuti e per le piccole imprese. È una guida in linguaggio semplice, non una consulenza legale.
Cosa chiede l'articolo 50 dell'AI Act?
L'articolo 50 è l'articolo sulla trasparenza del regolamento. Divide gli obblighi tra i fornitori, cioè le aziende che sviluppano un sistema di IA e lo immettono sul mercato, e i deployer, cioè chiunque usi un sistema di IA sotto la propria autorità: imprese, agenzie e creator che usano l'IA per lavoro.
| Chi | Cosa deve fare | In pratica |
|---|---|---|
| Fornitori di IA che interagisce con le persone (chatbot, assistenti vocali) | Informare le persone che stanno interagendo con un'IA, salvo che sia evidente | Un avviso del tipo «stai parlando con un assistente IA» |
| Fornitori di IA generativa (immagini, video, audio, testo) | Marcare gli output in un formato leggibile dalle macchine, così che siano riconoscibili come generati o manipolati artificialmente | Metadati incorporati come le Content Credentials C2PA, watermark invisibili, fingerprinting |
| Deployer di sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica | Informare le persone esposte | Raramente rilevante per i creator |
| Deployer che pubblicano deepfake | Dichiarare che il contenuto è generato o manipolato artificialmente | Un'etichetta visibile, una didascalia o una nota accanto al contenuto |
| Deployer che pubblicano testi generati con l'IA su questioni di interesse pubblico | Dichiararlo, salvo che un essere umano li abbia revisionati e qualcuno ne abbia la responsabilità editoriale | Soprattutto editori di notizie e di informazione pubblica |
Il regolamento dice anche che l'informazione deve essere chiara e distinguibile, e fornita al più tardi quando le persone vedono il contenuto o interagiscono con esso per la prima volta. Un avviso nascosto a tre clic di distanza difficilmente basta.
Cosa conta come deepfake secondo l'AI Act?
Il regolamento definisce deepfake un contenuto di immagine, audio o video generato o manipolato con l'IA che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che apparirebbe falsamente autentico o veritiero a una persona. Contano due cose: che assomigli a qualcosa di reale, e che qualcuno possa ragionevolmente prenderlo per vero.
- Probabilmente rientra: una foto realistica di un personaggio pubblico reale a un evento mai avvenuto; la piscina di un hotel allargata con l'IA per sembrare grande il doppio; un video di «testimonianza di un cliente» con una persona che non esiste, presentato come autentico; la voce clonata di una persona reale.
- Rischio probabilmente più basso: un'illustrazione chiaramente stilizzata, una mascotte in stile cartone animato, una scena ovviamente impossibile. Il contesto conta comunque, e ci si aspetta che le linee guida ufficiali traccino i confini con più precisione.
- Opere artistiche, satiriche e di finzione: per i deepfake la dichiarazione resta obbligatoria, ma il regolamento consente di farla in modo da non rovinare la fruizione dell'opera: una riga nei crediti invece di un timbro in mezzo all'immagine.
Dal lato dei fornitori, l'obbligo di marcatura non si applica quando l'IA svolge solo una funzione di assistenza all'editing standard o non altera in modo sostanziale i dati di partenza. Dove ricadano esattamente la riduzione del rumore con l'IA, la sostituzione del cielo o la rimozione di oggetti è uno dei dettagli che le linee guida dovrebbero chiarire.
L'AI Act si applica a me se creo contenuti o ho una piccola impresa?
- L'uso puramente personale e non professionale è escluso dagli obblighi dei deployer. Un fotomontaggio scherzoso per il gruppo di famiglia non è il bersaglio delle regole.
- Usare immagini IA per un'attività, un brand, un cliente, un canale monetizzato o la pubblicità è uso professionale, e le regole per i deployer possono applicarsi.
- Dove ti trovi: il regolamento riguarda i fornitori di qualsiasi paese che immettono sistemi di IA sul mercato dell'UE, e i fornitori e deployer fuori dall'UE quando l'output viene usato nell'UE. Se il tuo pubblico è in Europa, dai per scontato che ti riguardi.
- Dimensioni: non ci risulta un'esenzione generale per le piccole imprese dall'articolo 50. Le regole sulle sanzioni sono più miti per le PMI, ma l'obbligo di dichiarazione in sé no.
Le violazioni degli obblighi di trasparenza possono essere sanzionate. Il regolamento fissa massimi fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, con PMI e start-up soggette al minore dei due importi. L'applicazione spetta alle autorità nazionali, e resta da vedere con quanta attenzione controlleranno i normali post sui social.
Quando partono le regole sull'etichettatura dell'AI Act?
Secondo la Commissione europea, gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. Alcuni dettagli di attuazione sono ancora in via di definizione:
- La Commissione sta preparando linee guida e un codice di buone pratiche sulla marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati con l'IA, per spiegare come si presentano in pratica una buona marcatura e una buona dichiarazione.
- Il pacchetto Digital Omnibus proposto dalla Commissione a fine 2025 includeva modifiche alle scadenze dell'AI Act, tra cui un periodo di tolleranza proposto per alcuni obblighi di marcatura dei fornitori. Le proposte possono cambiare prima di essere adottate.
- Ogni Stato membro designa le proprie autorità, quindi chi vigila e come varierà da paese a paese.
Prima di fare affidamento su qualsiasi data, controlla le pagine ufficiali sull'AI Act sul sito della Commissione europea (digital-strategy.ec.europa.eu) e, se hai un'attività, la tua autorità nazionale o un avvocato.
Che rapporto c'è tra le Content Credentials C2PA e l'AI Act?
Il regolamento non indica una tecnologia precisa. Chiede ai fornitori una marcatura efficace, interoperabile, robusta e affidabile nella misura in cui è tecnicamente possibile. Le Content Credentials C2PA, metadati di provenienza firmati e incorporati nel file, sono uno degli approcci di cui si parla di più, di solito insieme ai watermark invisibili, perché i soli metadati spariscono con uno screenshot o un salvataggio distratto.
- La marcatura leggibile dalle macchine (credenziali, watermark) spetta al fornitore. È integrata nel generatore, non è qualcosa che aggiungi tu.
- La dichiarazione come deployer è lo strato leggibile dalle persone: un'etichetta, una didascalia o una nota che la gente vede davvero.
- Una non sostituisce l'altra. Molte piattaforme leggono le credenziali e mostrano una propria etichetta «Info IA», ma non contare sulla piattaforma per fare la dichiarazione al posto tuo.
Controlla se un'immagine contiene Content Credentials C2PA o tag di generatori IA: nel tuo browser, senza caricare nulla.
Apri il Verificatore di immagini IACosa dovrebbero fare adesso creator e piccole imprese?
- Fai l'elenco di dove usi immagini IA: pubblicità, schede prodotto, post sui social, miniature, newsletter, lavori per clienti.
- Classifica ogni uso con una sola domanda: mostra una persona, un prodotto, un luogo o un evento reale in modo così realistico che qualcuno potrebbe crederlo autentico? Quei casi richiedono una dichiarazione chiara.
- Scegli una formula standard e un posto standard. «Immagine generata con l'IA» o «Foto modificata con l'IA» nella didascalia, vicino all'immagine e nel testo alternativo.
- Usa le etichette per i contenuti IA delle piattaforme quando pubblichi materiale IA realistico.
- Lascia intatta la provenienza delle immagini IA che pubblichi. Non togliere le credenziali dai contenuti che devi dichiarare, e conserva i file generati originali e i prompt, così puoi dimostrare cosa era IA.
- Controlla le esportazioni prima di pubblicare: passale in un verificatore per vedere quali marcatori contengono. Così scopri anche il problema opposto: una foto vera che ha preso un tag IA per una modifica minima.
- Informa chiunque crei contenuti per te: freelance, agenzie, dipendenti. Le regole seguono il lavoro, non la persona che ha cliccato su «genera».
- Rivedi la tua routine quando le linee guida e il codice di buone pratiche della Commissione saranno definitivi.
Non posso semplicemente togliere i metadati?
Non per nascondere la provenienza IA quando la dichiarazione è obbligatoria. Vanificherebbe lo scopo delle regole e ingannerebbe il tuo pubblico; e l'obbligo riguarda ciò che pubblichi, non ciò che c'è dentro il file. Il Pulitore di metadati di Skrubly è pensato per i dati privati: coordinate GPS, numeri di serie della fotocamera, date e ore. Se un'immagine è generata o sostanzialmente manipolata con l'IA e le regole dicono di dichiararlo, dichiaralo.
Risposte rapide
- Una foto ritoccata con l'IA è un deepfake? Un ritocco leggero che non cambia ciò che la foto mostra difficilmente lo è. Una modifica che fa sembrare una scena reale qualcosa che non è successo potrebbe esserlo eccome.
- Un watermark visibile basta? Per i deployer, il punto è proprio una dichiarazione chiara e visibile. Per i fornitori, l'obbligo è una marcatura leggibile dalle macchine.
- Dove controllo le regole aggiornate? Sulle pagine della Commissione europea dedicate all'AI Act e presso la tua autorità nazionale.